Riforma degli istituti tecnici: a Forlimpopoli una grande partecipazione per dire no a una “rivoluzione silenziosa” che impoverisce la scuola pubblica.

Si è svolto giovedì 21 maggio 2026, a Forlimpopoli, l’incontro pubblico sulla controversa riforma degli istituti tecnici introdotta dal Governo Meloni. Straordinaria e sentita partecipazione di docenti, personale scolastico a dimostrazione di come il tema tocchi profondamente la comunità locale.

Un ringraziamento sentito ai relatori Roberto Riguzzi Insegnante, Alexander Fiorentini Segretario FLC CGIL Forlì Cesena, Jacopo Dante Arcangeloni GD Forli – Consulta Studenti Forlì Cesena, che hanno rappresentato e animato il dibattito sui diversi aspetti sui quali la riforma impatta.

Quello di Forlimpopoli è stato un dibattito utile e stimolante, che segna ufficialmente l’inizio di un percorso: sarà infatti solo il primo di una serie di incontri che il Partito Democratico promuoverà capillarmente su tutto il territorio forlivese per analizzare e contrastare gli effetti di questo provvedimento che si profila come l’ennesimo taglio lineare sui servizi educativi mascherato da innovazione.

Da sempre l’istruzione tecnica rappresenta un fiore all’occhiello del nostro sistema scolastico e del nostro tessuto produttivo.

Accogliendo il grido d’allarme dei docenti, il PD contesta con fermezza una visione della scuola che punta a una specializzazione precoce degli studenti. Sacrificare la formazione culturale trasversale significa privare i ragazzi degli strumenti necessari sia per una cittadinanza attiva, sia per orientarsi in un mondo del lavoro che cambia a ritmi vertiginosi.

Di seguito le principali criticità emerse e condivise durante l’incontro:

  • Tagli orari e impoverimento culturale: drastico ridimensionamento delle ore settimanali in particolare sulle materie scientifiche di base (chimica, fisica, biologia, informatica);
  • Alternanza scuola-lavoro precoce: a 15 anni gli studenti non hanno maturazione personale e competenze necessarie, ed il rischio è di relegarli a mansioni di passiva osservazione;
  • Il blocco delle classi e il caos degli organici: impedito con norma l’aumento delle classi rispetto all’anno 2024, inserendo una rigidità incomprensibile che negherà  maggiori richieste di iscrizione; il taglio delle ore genererà migliaia di esuberi a livello nazionale (stimati in circa 3.660 cattedre a regime), creando docenti soprannumerari e penalizzando la continuità didattica;
  • Zero investimenti: il provvedimento attuato “senza nuovi o maggiori oneri per lo Stato”, privando le scuole di risorse per la progettazione e per la formazione del personale.

Si vuole trasformare l’istruzione tecnica in una sorta di succursale professionale, appiattita sulle esigenze contingenti del mercato del lavoro e priva di quella solida base culturale indispensabile per formare cittadini critici e per consentire l’accesso all’università. Ridurre la scuola a un mero trasferimento di pratiche operative penalizza proprio i giovani che si dice di voler aiutare.

Riteniamo che sarà importante in questo percorso, il coinvolgimento delle altre forze politiche del “campo largo” affinché questo tema diventi centrale nel dibattito politico.

Invitiamo i cittadini, le famiglie e il personale scolastico a partecipare ai prossimi incontri pubblici che verranno calendarizzati nelle prossime settimane nei comuni del comprensorio forlivese. La scuola pubblica non si taglia, si difende.